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I cerchi nel grano

It’s a mystery to me
The game commences
For the usual fee
Plus expenses

Ieri sera ho partecipato in maniera un po’ distratta all’incontro mensile degli “adepti” londinesi di Arduino. Complice un po’ il pub dall’atmosfera film horror anni ‘50 (con annessa pinta di Bombardier) e una visione affrettata de “Il Codice Da Vinci” (uhm, trascurabile, lasciate pure perdere) ho tosto abbandonato ogni pretesa di partecipazione alla conversazione principale, inerpicandomi in solitaria sulla traccia lasciata da alcune considerazioni riguardo alla comprensione e trasmissione del sapere. Qui qualche appunto. Chiedo scusa se risulta ermetico. [...]

il discorso era partito dai club, passando poi alle beta private, alle sacche linguistiche e alle società segrete, trovando poi degna conclusione oggi quando in treno il neo-punk ed il dandy seduti di fronte mi hanno gentilmente dato modo di infilare anche le sottoculture e le mode in questo mio piccolo rosario di cerchi sociali.

Ora, per natura sono portato all’indagine e alla ricerca, poco importa il campo o il soggetto. L’intravedere orizzonti, separazioni, ostacoli ed enigmi è un invito irresistibile ad imboccare la pipa (virtuale) e cercarne la chiave, comprendere la forma e la natura del confine, apprezzarne la qualità per il tempo di un lungo respiro e poi, di solito, passare oltre (ahimé, aggiungerei spesso) in attesa del prossimo enigma.

Cosa succede però quando il sigillo è spezzato, e la soglia ormai occultata (dimenticata) alle spalle? Ogni cerchio nel quale facciamo irruzione, come il livello di un gioco, ha le sue regole e le sue leggi; interagire con esso significa in qualche modo (o in qualche misura) entrare a farne parte, accettarne le condizioni e “separarsi” quindi da quello precedente, con cui non è (più) possibile condividerne i “segreti” (ciò che viene separato) per mancanza di un linguaggio o un territorio d’esperienza comune.

Laddove il contatto viene mantenuto, il messaggio comunque necessita di essere filtrato prima di poter percorrere a rtiroso il filo di Arianna ed uscire dal labirinto, risultando infine tradotto in una maschera larvale (nota per il lettore pignolo: quelle nel video non sono maschere larvali vere e proprie, ma la performance era troppo bella; per un esempio appropriato vedi qui), un’approssimazione di se stesso tramite la quale è sì possibile forse intuire i tratti superficiali dell’originale, la cui Qualità e dimensioni complesse sono tuttavia inevitabilmente obliate.

Come dire, il prezzo di una scoperta è un poker di menzogne servito ai danni del prossimo.

And what have you got at the end of the day ?
What have you got to take away ?
A bottle of whisky and a new set of lies
Blinds on the window and a pain behind the eyes

Come cambia l’esperienza della lettura

Ok, questo post fa il paio con quello precedente. Se non li sviluppo in modo appropriato entro domani, qualcuno mi sgridi please.

Allora, l’idea è che mi sembra ci sia la tendenza generale ad assumere che la contrazione dell’atomo di comunicazione (libro -> articolo -> post -> tweet) faciliti il consumo e la digestione dell’informazione in esso contenuta.

Beh, sto osservando in questo periodo che come coi libri, che all’inizio leggevo nel dettaglio, passando poi a tendere a “scorrere” il testo, sono passato ad applicare nel tempo lo stesso comportamento agli articoli, poi ai post, ed ora è raro che legga un tweet dall’inizio alla fine: di solito semplicemente scorro la lista, prendo nota mentale delle “facce” attive nella conversazione, e mi soffermo sulle parole chiave che catturano la mia attenzione.

Suppongo abbia a che fare con la saturazione del canale. Ci dormo su.

Lambada, a.k.a. il colpo di coda (lunga)

Ok, per intenderci, la giornata è cominciata con questo (per info vedi qui):

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Ora, ogni essere sano di mente, viste le premesse, dichiarerebbe che non è il giorno adatto per tornare in ufficio dopo due settimane di ferie e, girando i tacchi con nonchalance si approssimerebbe alla porta… Continue reading ‘Lambada, a.k.a. il colpo di coda (lunga)’