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Battersea Power Station

Ieri gita alla Battersea Power Station.

Per chi non la conoscesse, è una delle icone di Londra, campeggia sulla copertina di uno degli album storici dei Pink Floyd, e domina il panorama occidentale della città.

Come la Bankside Power Station (che probabilmente conoscete come l’edificio della Tate Modern), ha cessato l’attività nei primi anni ‘80, e da allora si sono susseguite alcune proposte di rivalutazione dell’area e dell’edificio stesso. 

Attualmente, esiste un progetto piuttosto coraggioso di rivalutazione e sviluppo del sito che cerca di fare leva sull’eco-efficienza e la sostenibilità; per sensibilizzare l’opinione pubblica locale e per ottenere feedback sul progetto è stata creata una mostra del progetto e per tutto il mese di agosto la power station è stata aperta al pubblico. Ieri, ultimo giorno utile, sono andato a curiosare, complice Alessio, che ha foto-documentato la gita.

L’elemento predominante del progetto è una specie di enorme serra che ospiterà centri commerciali ed abitazioni in parte alla powerstation, dotata di un camino di 300 mt in vetro che servirà come generatore di energia pulita, fornendo automaticamente anche ventilazione naturale per gli edifici ospitati (l’aria calda, effetto di riscaldamento/condizionatori/macchinari + energia solare, sale dal camino, mentre l’aria fresca viene “succhiata” a livello strada / edifici). Una specie di proto-arcologia. Unica perplessità: se il camino non “tira” l’effetto serra lì dentro sarà micidiale :)

Oh, e se il progetto va in porto, lo skyline di Londra ovviamente subirà un’ennesima drastica modifica, diventando la nuova città delle due torri (l’altra sarà lo Shard di Renzo Piano)…

Sei ciò che dormi

Dopo mesi (9) passati a fare l’asceta su un divanoletto dalla scomodità degna di un fachiro integralista, ho infine ceduto alla tentazione e  sabato montato lui:

I can has futon!

e il mondo ha immediatamente assunto tinte più calde (complice il fatto che finalmente abbiamo sfondato la soglia dei 25 gradi! Yay!)

arrivo arrivo!

Ciao!

No beh, insomma… ci sono eh…

La scusa del periodo pienotto non la uso più tanto non è credibile immagino. Forse sono pigro, forse la mia identità digitale si è ormai totalmente disgregata (meno male che FriendFeed ci mette una pezza) ma sì io ci sono ancora e sto bene e la lavatrice ha perfino finito ad un orario umano senza svegliare il vicinato! Che si può desiderare di più dalla vita? :)

Però oggi ho ritrovato uno dei miei libricini per appunti. “Capirai” direte voi. E invece no. Non me l’aspettavo. Ieri ne avevo persino comprato uno nuovo… ed evidentemente questo si è sentito minacciato e zac, è saltato fuori. Assieme alla matita ikea, che è uno dei miei strumenti di scrittura preferiti. Assieme alla costosissima penna di Muji, giusto per bilanciare. E così ho ripreso a prendere appunti, sul treno per l’ufficio. Appunti sul fatto che stavo prendendo appunti, ma è un (nuovo) inizio.

Stamattina (prima del ritrovamento) ho anche ricominciato i miei esercizi di meditazione mattutini. Forse è per questo che il libricino è spuntato, chissà. Ora, per chiarire, non è che sia uno Jedi né tantomeno un bodhisatva (per quanto ogni tanto al contrario parlare mi riesce), ma nel corso di anni di pratica più o meno (di solito meno) assidua ho sviluppato la convinzione che attenzione e disciplina siano come muscoli ed un regolare esercizio mattutino è una efficace tecnica di “riscaldamento” per affrontare la giornata.

Su altri fronti, prossimamente dovrei riuscire a condividere il giocattolo che mi ha occupato gli ultimi weekend: si tratta di uno strumento nato per esplorare il servizio di geo-localizzazione di Yahoo (FireEagle) e che poi si è trasformato nel corso di qualche conversazione in un’applicazione vera e propria. Maggiori info presto su questi schermi.

Oh, visto che suz e Kurai (ad esempio) ci si sono dedicati ampiamente, faccio eco dicendo che a Londra non si parla che di iPhone. Specialmente per insultare O2 (che ha l’esclusiva al momento) visto che, nell’ordine:

1. il sito per la registrazione funziona(va?) solo con Internet Explorer… per cui mi dicono (wikipedia direbbe “necessita citazione”) che venerdì si è vista in Regent Street una cosa tipo MacGenius intenti ad installare vista via parallels per poter effettuare le attivazioni.

2. il sistema di registrazione di O2 E quello di Apple hanno entrambi fatto cilecca tra venerdì e sabato, non ho capito bene come, ma un mio collega stamattina non aveva ancora il telefono attivato

3. Pare che a qualcuno siano state date sim 2g-o-come-si-chiama, e che il risultato sia stato ricezione ridicola (oltre ad immagino altre rotture)

Io l’iPhone non ce l’ho (ancora). In compenso ho giocato a monkey ball e sono rimasto estasiato. Ora voglio Katamari Damacy però :)

BarCampLondon 4

Due note sul barcamplondon, prima di sprofondare nel letto.

Per la lista degli speech a cui ho partecipato, con relativo microcommento, vi rimando qui (e qui), mentre sulla pagina wiki trovate la struttura dell’evento.

Alcune note per gli organizzatori di barcamp italici
* anche in questo caso la scelta di uffici al posto di spazi “pubblici” è stata premiata. Non c’è nulla da fare, la sensazione di essere in un ambiente protetto e “dedicato” è impareggiabile. Senza contare che negli uffici di solito non manca la cancelleria o altri consumabili che, seppur fondamentali, spesso sfuggono o si esauriscono troppo in fretta :)
* Una cosa che non mi aspettavo funzionasse, ed invece è andata alla grande sono state le numerosissime (8) tracce in stanze MOLTO piccole (10/12 persone). Tutte (dico tutte) le presentazioni cui ho presenziato sono sfociate in validissime conversazioni, e per me questo è stato un valore inestimabile. Ovviamente l’altra faccia della medaglia è che, da un punto di vista statistico, ho potuto partecipare direttamente solo ad un ottavo (12,5% – fa un po’ impressione in effetti) dell’evento, ma forse proprio questa è una delle molle che hanno fatto scattare una così intensa partecipazione: sai che puoi accedere solo ad una frazione del divertimento, per cui vuoi fare in modo che almeno quel poco sia “prezioso”.
* numeri: non c’erano, credo, più di 100 persone.
* sponsor: tutti importanti, tutti poco visibili, a parte ebay che ha la gadgettistica coloratissima (in particolare un cubo di rubik molto simpatico).
* wifi: c’era, funzionava, velocità discreta. Siccome nessuno l’ha nominata (a parte all’inizio quando ci sono stati alcuni problemi di setup), direi che la copertura è stata di livello accettabile (interessante come sia una commodity “trasparente” nei barcamp – non ne puoi fare a meno, ma la ignori altrimenti)
* location: leicester square. ora, come dire… tipo “piazza duomo” a Milano, ecco.
* decompressione: una terrazza al sesto piano, vista panoramica, tavoli ecc.; non solo decompressione quindi ma anche punto di aggregazione e “espansione
* cibo: marchiato pret-a-manger (tra i franchising figli della Starbucks generation, quello più ok), disponibile costantemente durante i due giorni dell’evento. Idem per la birra.
* durata: 2 giorni, come da tradizione. Pernottamento in loco o a casa (no, non ho dormito in loco e come sempre me ne sono pentito), proiezione notturna di Doctor Who, partita a werewolf e poco sonno.

Per concludere, mio intervento è stato su come, sfruttando oggetti interconnessi e investimento emotivo, sarebbe possibile costruire “assistenti” (a me piace più la parola daemon) ubiqui/pervasivi:

Crystal Palace, secondo estratto

sorvolerò sulle elezioni londinesi di sabato, dico solo (nel caso in Italì non si sia dato spazio alla vicenda) che qui s’è seguito il modello Italiano, mettendo sulla poltrona del sindaco un Tory e sostenendo col 5.3% dei voti il BNP.

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Piuttosto dirovvi che stasera ho scoperto che qualcuno s’è messo d’impegno e santa pazienza e ha riprodotto il Crystal Palace (quello dell’esposizione del 1851) su Second Life. E allora mi son detto “dai che qui c’è giusto bisogno di un po’ d’evasione” e, indossati in fretta e furia i panni di Bru Yang, eccomi a passeggiare tra le vetrate e le fontane del gigante vittoriano.
Buffo, casa mia dovrebbe essere proprio dietro a quell’angolo… ;)

crystalpalace_1_001.jpg

giro di notte fra le anime perse…

è la una e trentatré di un sabato appena nato.

Sono arrivato a casa da poco, con uno degli ultimi treni del venerdì sera. Appunto mentale: è possibile partire da London Bridge e arrivare in zona “utile” anche dopo mezzanotte, fico.

Sul treno osservavo gli altri occupanti del vagone, un variopinto assortimento di umanità e tutti con un tasso di sangue nell’alcohol sotto la norma. Io, appena uscito dall’ufficio.

Ciascuno dannato, a modo suo.

11 marzo, i croissant

Giornata volata, come troppo spesso accade ultimamente.

L’ufficio all’ottavo piano di un palazzo bianco di Fleet Street che mi ospita in questi giorni è bello e luminoso, nonostante i soffitti bassi; vedo St. Paul dalla finestra della cucina, e i tetti del west end dalla scrivania. Dev’essere stato giovedì scorso che, rimasto più tardi del solito in previsione di un lancio mai avvenuto, mi sono ritrovato incantato ad osservare le luci del southbank rifrangersi sul Tamigi e formare giochi d’ombre sulle facciate austere degli edifici.
L’architettura londinese, tutta gru e frullato di stili, continua ad affascinarmi.

Uno dei lati positivi dell’attuale collocazione è la passeggiata mattutina.
Da London Bridge a Blackfriars, circa 20 minuti di buon passo.
Se la sveglia non mi tradisce, tuttavia, cerco di arrivare con buon anticipo, e mi concedo una colazione a base di Monmouth coffee e croissant alle mandorle di Flour Power.
Il croissant alla (pasta di) mandorla costituisce per me un enigma. Voglio dire, in Italia le brioches da “bar” si somigliano, almeno esteticamente, un po’ tutte. E soprattutto si posizionano sulla stessa fascia di prezzo. Poi ovviamente ci sono quelle che fanno schifo, quelle buone, e quelle del giorno (mese, anno…) prima. La differenza nel prezzo caso mai la fa il contesto (ho la vaga impressione che una colazione al Caffé Florian valga almeno 3/4 menú mattina…).
Qui no. A Londra trovi croissant da “mercato” che partono dalle ~70p e approdano ad un glorioso due-sterline-e-venti-pence per il capolavoro di Flour Power (famosa anche per le brownie, ma di quelle parliamo un’altra volta).
Ma qui viene l’altra differenza… contrariamente a ciò che mi accadeva nel belpaese, dove ero solito cercare l’affare, qui la metrica è univoca e la valutazione palese: la roba che costa poco fa schifo, la qualità la (stra)paghi.
Corollario: l’assioma non vale solo per le brioches, ma si applica a più o meno tutto ciò che trovi su uno scaffale. Insomma adieu prodotti “generici” e linee economiche, a meno che non abbiate un apparato digerente a prova di armageddon e aspettative da fondamentalista asceta in fase asociale.

Mi rendo conto che servirebbe una documentazione fotografica a questo post… vedrò di rimediare :)

Grazie Sandy

Sandy mi ha appena ricordato che oggi è la giornata dei Secret Santa, qui in ufficio…
Insomma significa che ognuno compra un regalo per qualcun altro dell’ufficio (estratto a caso) e deve spendere esattamente quattro sterline e novantasette pence… sob.

Io vado eh…