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Mercanti a ore

Dal diario (cartaceo) di Bru, data 24.11.2008, treno, da qualche parte tra Voghera e Milano. Fuori ha nevicato.

Nota: questa pagina viene logicamente dopo un’altra (titolo provvisorio “di Giullari, Pirati e Moschettieri”) che ahimé non è ancora pronta per la pubblicazione. Bear with me.

Mentre si parla di maschere, c’è un particolare, una sensazione, un’immagine, che voglio appuntare…

Il fatto è che noi le trattiamo di continuo, le maschere, come si tratta(va)no gli schiavi nei mercati di un’era troppo vicina per essere così spesso dimenticata.
Questo però è un mercato speciale, ricco di figure e personaggi di ogni tipo, bautte curatissime e dalla bellezza aliena, gatti dai lineamenti sarcastici o diabolici.

Ed è in questo crocevia di intenzioni, ricordi e allusioni che viviamo costantemente, almeno con una parte di noi, abili giocatori spesso inconsapevoli dediti all’attività principale che qui è il mercanteggiare ombre e proiezioni, cercando di smerciare quelle in scadenza e di acquistare le migliori, sulla base di assunti, congetture, intuizioni e convenzioni.
È una danza amorale e ipnotica a cui partecipiamo con i nostri vicini, colleghi, parenti ed amici.

A volte accade anche che egoisticamente regaliamo maschere particolari (pre-confezionate?) alle persone che vogliamo coinvolgere nel ballo del giorno (controllare sulla bacheca il codice d’abbigliamento e confermare presenza con ragionevole anticipo, grazie).

Tutte le maschere hanno una vita limitata, dipendente dalla cura con la quale sono state create.
Il tempo le consuma, l’utilizzo scorretto e prolungato rischia di danneggiarle.

In fondo, credo sia il motivo per cui è molto più facile improvvisarsi un venditore straordinario che un buon uomo (o un uomo buono?).

Chimica e Alchimia

Dal diario (cartaceo) di Bru, data (astrale?) 23.11.2008, eurostar Roma – Torino.

Tutti abiamo vissuto l’esperienza della chimica in un rapporto, almeno una volta.

Ognuno la chiama a modo suo, ma è quella cosa che crea la connessione e fa funzionare la relazione apparentemente al di là dei contenuti, della fisicità o dei singoli comportamenti.

È particolarmente evidente nei rapporti di coppia e sul posto di lavoro, ma si applica con pesi variabili ovunque si manifesti una comunicazione disintermediata (su un’altra scala credo succeda qualcosa di analogo anche nelle comunicazioni mediate, come questa, argomento da approfondire). Più difficile notarla in famiglia, per motivi piuttosto palesi che lascio come esercizio al lettore zelante. 

Mi piace chiamarla chimica perché come nel caso delle combinazioni degli elementi, il risultato è (semplificando barbaramente) la produzione di una nuova sostanza nel punto di contatto.

A volte questa reazione rilascia energia. A volte, al contrario, è necessario introdurre energia nel sistema per far avvenire la reazione. 

C’è poi un altro tipo di dinamica che si sviluppa se consideriamo la quarta dimensione (tempo) nell’equazione: è anche questa un’osservazione piuttosto banale, che mi è stata descritta più volte nel corso degli anni ma che solo recentemente ho compreso; mi piace chiamarla alchimia.

L’alchimia è qui da interpretare come quel fenomeno per cui gli elementi in contatto modificano la loro stessa natura come effetto del rapporto.

Ora, un’obiezione facile è che appare scontato assumere, in una coppia per esempio, modi di fare, abitudini ed espressioni dell’altro dopo un certo periodo di frequentazione: ma non è questo ciò che intendo come alchimia. Piuttosto mi riferisco a quell’inequivocabile quanto stravagante trasformazione del modo di interpretare ed affrontare le situazioni, i temi, le persone, apparentemente non collegato a nessuno dei singoli atteggiamenti del partner in questione.

Come tutte le trasformazioni, anche questa può avvenire in (almeno) due direzioni. Quando viene interpretata come positiva (da chi? per chi? hmm… approfondire), questo è quanto di più simile al principio di pietra filosofale io riesca a concepire al momento.