Dal diario (cartaceo) di Bru, data (astrale?) 23.11.2008, eurostar Roma – Torino.
Tutti abiamo vissuto l’esperienza della chimica in un rapporto, almeno una volta.
Ognuno la chiama a modo suo, ma è quella cosa che crea la connessione e fa funzionare la relazione apparentemente al di là dei contenuti, della fisicità o dei singoli comportamenti.
È particolarmente evidente nei rapporti di coppia e sul posto di lavoro, ma si applica con pesi variabili ovunque si manifesti una comunicazione disintermediata (su un’altra scala credo succeda qualcosa di analogo anche nelle comunicazioni mediate, come questa, argomento da approfondire). Più difficile notarla in famiglia, per motivi piuttosto palesi che lascio come esercizio al lettore zelante.
Mi piace chiamarla chimica perché come nel caso delle combinazioni degli elementi, il risultato è (semplificando barbaramente) la produzione di una nuova sostanza nel punto di contatto.
A volte questa reazione rilascia energia. A volte, al contrario, è necessario introdurre energia nel sistema per far avvenire la reazione.
C’è poi un altro tipo di dinamica che si sviluppa se consideriamo la quarta dimensione (tempo) nell’equazione: è anche questa un’osservazione piuttosto banale, che mi è stata descritta più volte nel corso degli anni ma che solo recentemente ho compreso; mi piace chiamarla alchimia.
L’alchimia è qui da interpretare come quel fenomeno per cui gli elementi in contatto modificano la loro stessa natura come effetto del rapporto.
Ora, un’obiezione facile è che appare scontato assumere, in una coppia per esempio, modi di fare, abitudini ed espressioni dell’altro dopo un certo periodo di frequentazione: ma non è questo ciò che intendo come alchimia. Piuttosto mi riferisco a quell’inequivocabile quanto stravagante trasformazione del modo di interpretare ed affrontare le situazioni, i temi, le persone, apparentemente non collegato a nessuno dei singoli atteggiamenti del partner in questione.
Come tutte le trasformazioni, anche questa può avvenire in (almeno) due direzioni. Quando viene interpretata come positiva (da chi? per chi? hmm… approfondire), questo è quanto di più simile al principio di pietra filosofale io riesca a concepire al momento.