Dal diario (cartaceo) di Bru, data 24.11.2008, treno, da qualche parte tra Voghera e Milano. Fuori ha nevicato.
Nota: questa pagina viene logicamente dopo un’altra (titolo provvisorio “di Giullari, Pirati e Moschettieri”) che ahimé non è ancora pronta per la pubblicazione. Bear with me.
Mentre si parla di maschere, c’è un particolare, una sensazione, un’immagine, che voglio appuntare…
Il fatto è che noi le trattiamo di continuo, le maschere, come si tratta(va)no gli schiavi nei mercati di un’era troppo vicina per essere così spesso dimenticata.
Questo però è un mercato speciale, ricco di figure e personaggi di ogni tipo, bautte curatissime e dalla bellezza aliena, gatti dai lineamenti sarcastici o diabolici.
Ed è in questo crocevia di intenzioni, ricordi e allusioni che viviamo costantemente, almeno con una parte di noi, abili giocatori spesso inconsapevoli dediti all’attività principale che qui è il mercanteggiare ombre e proiezioni, cercando di smerciare quelle in scadenza e di acquistare le migliori, sulla base di assunti, congetture, intuizioni e convenzioni.
È una danza amorale e ipnotica a cui partecipiamo con i nostri vicini, colleghi, parenti ed amici.
A volte accade anche che egoisticamente regaliamo maschere particolari (pre-confezionate?) alle persone che vogliamo coinvolgere nel ballo del giorno (controllare sulla bacheca il codice d’abbigliamento e confermare presenza con ragionevole anticipo, grazie).
Tutte le maschere hanno una vita limitata, dipendente dalla cura con la quale sono state create.
Il tempo le consuma, l’utilizzo scorretto e prolungato rischia di danneggiarle.
In fondo, credo sia il motivo per cui è molto più facile improvvisarsi un venditore straordinario che un buon uomo (o un uomo buono?).
Il tempo le consuma? Questo è l’unico passaggio su cui ho qualche dubbio. Le maschere secondo me sono tante, si, ma basate su poche matrici che le persone apprendono.
Dalla matrice si genera una declinazione di maschera, che viene usata nel caso specifico e concreto. Un po’ come dire: la matrice nobile ed elegante da cui si genera la maschera da usare con il Vice Presidente X, una maschera unica, certo, forgiata però da quello stampo.
Gli stampi si apprendono e l’uso li rafforza. L’uso di una maschera specifica rafforza lo stampo da cui è nata, e lo rifinisce un quella direzione. Magari una maschera con gli occhi a mandorla che usi per mesi, forse anni, modificano la matrice da cui è nata a sua volta con gli occhi a mandorla.
Una cosa così… :)
Prova a cambiare punto di vista, mettiti nei panni di colui il quale la maschera la consuma: che sia derivata da una matrice o meno, non lo saprai mai. Ciò di cui hai la percezione è la fattezza ed il dettaglio di quella maschera. Più la frequenti e più comincerai a percepirne le mancanze, i difetti, le incongruenze.
Usura quindi in quel senso.
Altra cosa è quando la maschera deforma l’attore, ma esula dallo scopo di questo post :)
Ok, compreso il senso dell’usura. ;)