Tornato da Roma. Temporaneamente stanziato a Lugano, fino a giovedì mattina. Londra poi.

Il RomeCamp, dicevamo, esperienza interessante.

  1. direi che abbiamo finalmente sfatato anche in Italia il mito che i barcamp funzionano solo se di un giorno: questo è stato animato e vivace in entrambe le giornate
  2. ci resta da sfatare il mito che la notte no, quella non si può proprio fare, ognuno vuole tornarsene a casa propria. 
  3. tranne poche, notevoli eccezioni, gli studenti non si sono lasciati coinvolgere
  4. l’università come location è stata meno peggio di quanto mi aspettassi. Un’aula in più avrebbe fatto comodo (se non altro per evitare che tutte le conversazioni extra avvenissero in corridoio), ma non chiediamo troppo
  5. l’eterno problema della gestione del tempo rimane tale. In particolare il primo giorno le sessioni sono inevitabilmente slittate, ed è stato solo grazie allo sforzo dei volontari che il programma ha mantenuto un minimo di coerenza con ciò che stava accadendo nelle aule. 

Quanto agli interventi, direi che l’elemento caratterizzante di questo barcamp è stato proprio il numero e la varietà di sessioni proposte e realizzate. Dalla presentazione di progetti come Kublai ed il G.A.S. 2.0, all’introduzione sull’Agile, all’overdose di experience design made in Sketchin, alle sessioni goliardiche sul porno 2.0.
Io ho presentato una rapida carrellata di casi tratti dal panorama anglosassone su come l’industria del web possa aiutare l’innovazione nell’ambito di tecnologia, società e ambiente (i tre temi di questo evento). Prima o poi metterò anche su slideshare la presentazione :)

Roma si conferma città amabile, godibile e decisamente economica (specie considerndone la caratteristica di capitale). 
Domenica mattina l’ho passata a cercare un contatto, perdendomi volontariamente nelle vie del centro storico, e osservando palazzi, monumenti, vecchi portoni, fontane e passanti. Ha un fascino ostentato, questa Roma, brillante e un po’ polveroso al tempo stesso… ma per qualche motivo a me ignoto, non sento che potrei chiamarla casa. Non ora.