Monthly Archive for November, 2008

Post RomeCamp2008

Tornato da Roma. Temporaneamente stanziato a Lugano, fino a giovedì mattina. Londra poi.

Il RomeCamp, dicevamo, esperienza interessante.

  1. direi che abbiamo finalmente sfatato anche in Italia il mito che i barcamp funzionano solo se di un giorno: questo è stato animato e vivace in entrambe le giornate
  2. ci resta da sfatare il mito che la notte no, quella non si può proprio fare, ognuno vuole tornarsene a casa propria. 
  3. tranne poche, notevoli eccezioni, gli studenti non si sono lasciati coinvolgere
  4. l’università come location è stata meno peggio di quanto mi aspettassi. Un’aula in più avrebbe fatto comodo (se non altro per evitare che tutte le conversazioni extra avvenissero in corridoio), ma non chiediamo troppo
  5. l’eterno problema della gestione del tempo rimane tale. In particolare il primo giorno le sessioni sono inevitabilmente slittate, ed è stato solo grazie allo sforzo dei volontari che il programma ha mantenuto un minimo di coerenza con ciò che stava accadendo nelle aule. 

Quanto agli interventi, direi che l’elemento caratterizzante di questo barcamp è stato proprio il numero e la varietà di sessioni proposte e realizzate. Dalla presentazione di progetti come Kublai ed il G.A.S. 2.0, all’introduzione sull’Agile, all’overdose di experience design made in Sketchin, alle sessioni goliardiche sul porno 2.0.
Io ho presentato una rapida carrellata di casi tratti dal panorama anglosassone su come l’industria del web possa aiutare l’innovazione nell’ambito di tecnologia, società e ambiente (i tre temi di questo evento). Prima o poi metterò anche su slideshare la presentazione :)

Roma si conferma città amabile, godibile e decisamente economica (specie considerndone la caratteristica di capitale). 
Domenica mattina l’ho passata a cercare un contatto, perdendomi volontariamente nelle vie del centro storico, e osservando palazzi, monumenti, vecchi portoni, fontane e passanti. Ha un fascino ostentato, questa Roma, brillante e un po’ polveroso al tempo stesso… ma per qualche motivo a me ignoto, non sento che potrei chiamarla casa. Non ora.

Unendo i puntini da Playful al RomeCamp

alla fine non è che di appunti ne abbia presi molti a Playful. Alcuni interventi però mi hanno colpito particolarmente:

James Wallis ha dissertato sulla natura del giocare (“play” in inglese), di come essa sia un’attività intrinsecamente interattiva e di come quindi libri e teatro (tradizionali) per loro natura non la assecondino. Passaggio su Queneau e l’OuLiPo, l’invenzione del primo libro interattivo, quindi breve storia dei giochi di ruolo e dei videogame, sino a ipotizzare nuovi tipi di interazione. Qui le slide.

Roo Reynolds, geniale come sempre, ha dimostrato come trasformare il controller di Rock Band in un vero strumento musicale (sort of). Qui le slide (con audio)

Kars Alfrink, unico non madrelingua, ha parlato della sua esperienza al confine tra game design e interaction design. “Progettare per i giocatori (in senso lato n.d.Bru) è come tentare di tenere in mano un uccellino: se stringi troppo lo uccidi, se stringi troppo poco vola via”. Il suo consiglio è “Quando vuoi che il tuo progetto sia come un gioco, riduci le specifiche”.

Matt Irvine Brown ha presentato alcuni progetti di interazione “ludica”, come  una sorta di “trumpet hero” e singing sock puppets, spiegando come sia semplice introdurre un elemento ludico in un ambiente qualsiasi e di quali straordinari effetti si scatenino.

Tom Armitage sul tema “tutto è multi-giocatore ora”. Tom ha creato un ponte tra videogiochi e social software, e condotto la conversazione su questo binario parallelo, partendo da una citazione di Raph Koster: “I giochi in solitario sono aberrazioni storiche” e arrivando ad argomentare sul fatto che “tutto” (nel senso di tutte le esperienze), in realtà, sia sempre stato multi-giocatore (sociale), anche se di natura asincrona.

In tutto e per tutto, insomma, un evento entusiasmante.

Guardando al futuro prossimo, invece… il weekend del 22/23 novembre sarò (salvo cataclismi) al RomeCamp.

Nicola & co stanno facendo, mi sembra, un ottimo lavoro nell’organizzare l’evento: finalmente un barcamp di due giorni, dove gli argomenti scelti (ambiente, società, tecnologia), mi sembra catturino bene quelli che sono stati i temi principali della conversazione globale di quest’anno.

Anche il fatto di invitare a condividere in anticipo i temi delle presentazioni può essere utile a far nascere conversazioni che portino ad una platea più “preparata” e curiosa durante l’evento. Infine il coinvolgimento dell’Università ha tra i lati positivi il fatto che (spero) si vedranno un bel po’ di facce nuove (non sono molto per i barcamp di famiglia).
Sul piatto dei “meno”: il coinvolgimento dell’Università, per le esperienze avute in passato circa il supporto (nullo), la (poca) flessibilità nella gestione degli spazi, e la burocratizzazione paranoide di ogni dettaglio – speriamo bene;  il fatto che non vedo nessuno sforzo d’apertura ad una platea internazionale; i numeri, che mi sembrano puntare ancora una volta nella direzione di un evento dove pochi (i soliti) parlano e tanti (tra cui quelli che potrebbero dire qualcosa di nuovo) ascoltano (o si mettono a chiacchierare nei corridoi con chi già conoscono).

Per inciso, non ho assolutamente nulla contro la formula appena descritta, è solo che si chiama conferenza :)

Nella prossima puntata: cosa presentare al RomeCamp? Prossimamente su questi schermi ;)