Siamo esseri discreti

Quello che segue proviene da un “draft” di qualche mese fa. Non ricordo a proposito di cosa lo scrissi, tuttavia rileggere queste poche righe oggi mi ha portato ad una riflessione, che ho aggiunto in calce.

Non so voi, ma a me piace pensare alla storia (personale, locale o globale) come ad una progressione lineare, o meglio una linea continua che, tra alti e bassi (in cosa decidetelo voi), porta da un momento ad un altro sull’asse del tempo. E se si considerano le cose da una distanza sufficiente, sicuramente è così.

Se si guarda da vicino però, la storia è difficilmente considerabile una progressione continua. Piuttosto, si articola in piccoli e grandi salti, costituiti dalle decisioni e conseguenti azioni (o mancanza di).

[...]

Siamo esseri discreti: viviamo impulsi di determinazione seguiti da intervalli di reazione.

Come palline in un flipper, per intenderci (nota per i pignoli in ascolto: intendiamo i colpi di paletta come determinazione, via).
A differenza delle biglie di ferro, tuttavia, il cui rapporto con l’ecosistema è costruito in modo da avere minimo attrito, massima inerzia, durabilità tendente all’infinito e percezione nulla, noi esseri umani siamo dotati di sensi, arti, memoria ed un tempo (finito). Tutto sta ad imparare ad usarli.

La ricompensa è vivere la differenza tra la biglia di cui sopra ed un veliero in mare.

3 Reazioni to “Siamo esseri discreti”


  • Il punto della questione, a mio parere, è evitarela parzialità.
    In altre parole, arroccarsi dietro un’unica visione (vicina o lontana) volendo negare e/o ridurre l’altra a quella preferità.
    Questo porta alla incapacità di porsi in un dimensione meta “rispetto” al punto di vista che si sta adottando, finendo per subirlo e (più o meno attivamente e più o meno consapevolmente) convivere col bisogno che anche gli altri “la vedano” alla stessa maniera.
    La difficoltà di non agire immediatamente, tollerando la frustrazione e impotenza delle zone e/o fasi di mezzo, vaghe, ambigue, oscure porta ad un bisogno di controllo e/o di gratificazione deleterio. Alla lunga questa modalità mina la capacità di “fermarsi” e chiedersi a che gioco si sta giocando invece di identificarsi completamente nel vincere la gara.
    Quello che mi colpisce e mi interessa maggiormente sono queste quotidiane difficoltà che, comuni, diffuse, condivise, obliate dal mal comune (ho dubbi sul mezzo gaudio)si sommano, si legano tra loro creando i quotidiani limiti con il quale conviviamo nelle relazioni, nel lavoro, ecc..

  • non ci siamo capiti.
    se è inerzia non è “difficoltà di non agire immediatamente, tollerando la frustrazione e impotenza”, è più non rendersi conto che ci si sta muovendo in una direzione precisa, fino al prossimo attimo di presenza.

  • No, più semplicemente, partendo dal tuo spunto mi sono spostato su altri temi :)

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