Monthly Archive for September, 2008

Promemoria (ar)t(ur)istico Milano

Fine settimana prossima dovrei intercettare la costellazione Milano. Nonostante tempo e rotta precisa siano lungi dall’essere definiti, per ogni evenienza ho abbozzato una lista delle cose da non perdere (se ti vuoi aggregare, batti un colpo):

Guido Crepax – Valentina, the Shape of Time (in triennale)

. Bettina Rheims – Puoi trovare la felicità (presso Forma)

. Studio di Fonologia della RAI (castello sforzesco)

. Unknown Weegee (palazzo della Ragione)

. Gregory Crewdson – Dream House (galleria photology) 

a seguire…

. California Bakery

ermetismi

Questo blog ne è costellato.

Nota per il lettore pignolo: questo è un meta-post. Parla delle caratteristiche di (parte di) questo luogo.

Sono post, e sono messaggi. Spesso diretti all’autore futuro. Sono in codice, a volte voluto, spesso implicito, perché il loro fine è farsi vettori di un concetto, di una sensazione o di un ricordo.

Non vogliono essere artistici, né piacevoli. Non hanno tratti delicati né una distribuzione bilanciata. Se e quando accettano di piegarsi ad un canone estetico, scelgono divinità iraconde e matematiche, dai colori gutturali e dalla metrica acetata.

Sono iceberg cognitivi. Ci puoi giocare con me, puoi tuffarti nell’oceano che li trasporta ed osservarli da sotto la superficie. Puoi reinterpretarli come grandi (o piccole) Piramidi, adagiarli in un deserto di sussurri ed affrontarne i cunicoli e le insidie. Potresti persino trovarli confortevoli e divertenti.

Non aspettarti però di riuscire a penetrarne tutti i livelli, non sempre esiste una chiave là fuori.

Detto questo, buon divertimento.

I cerchi nel grano

It’s a mystery to me
The game commences
For the usual fee
Plus expenses

Ieri sera ho partecipato in maniera un po’ distratta all’incontro mensile degli “adepti” londinesi di Arduino. Complice un po’ il pub dall’atmosfera film horror anni ‘50 (con annessa pinta di Bombardier) e una visione affrettata de “Il Codice Da Vinci” (uhm, trascurabile, lasciate pure perdere) ho tosto abbandonato ogni pretesa di partecipazione alla conversazione principale, inerpicandomi in solitaria sulla traccia lasciata da alcune considerazioni riguardo alla comprensione e trasmissione del sapere. Qui qualche appunto. Chiedo scusa se risulta ermetico. [...]

il discorso era partito dai club, passando poi alle beta private, alle sacche linguistiche e alle società segrete, trovando poi degna conclusione oggi quando in treno il neo-punk ed il dandy seduti di fronte mi hanno gentilmente dato modo di infilare anche le sottoculture e le mode in questo mio piccolo rosario di cerchi sociali.

Ora, per natura sono portato all’indagine e alla ricerca, poco importa il campo o il soggetto. L’intravedere orizzonti, separazioni, ostacoli ed enigmi è un invito irresistibile ad imboccare la pipa (virtuale) e cercarne la chiave, comprendere la forma e la natura del confine, apprezzarne la qualità per il tempo di un lungo respiro e poi, di solito, passare oltre (ahimé, aggiungerei spesso) in attesa del prossimo enigma.

Cosa succede però quando il sigillo è spezzato, e la soglia ormai occultata (dimenticata) alle spalle? Ogni cerchio nel quale facciamo irruzione, come il livello di un gioco, ha le sue regole e le sue leggi; interagire con esso significa in qualche modo (o in qualche misura) entrare a farne parte, accettarne le condizioni e “separarsi” quindi da quello precedente, con cui non è (più) possibile condividerne i “segreti” (ciò che viene separato) per mancanza di un linguaggio o un territorio d’esperienza comune.

Laddove il contatto viene mantenuto, il messaggio comunque necessita di essere filtrato prima di poter percorrere a rtiroso il filo di Arianna ed uscire dal labirinto, risultando infine tradotto in una maschera larvale (nota per il lettore pignolo: quelle nel video non sono maschere larvali vere e proprie, ma la performance era troppo bella; per un esempio appropriato vedi qui), un’approssimazione di se stesso tramite la quale è sì possibile forse intuire i tratti superficiali dell’originale, la cui Qualità e dimensioni complesse sono tuttavia inevitabilmente obliate.

Come dire, il prezzo di una scoperta è un poker di menzogne servito ai danni del prossimo.

And what have you got at the end of the day ?
What have you got to take away ?
A bottle of whisky and a new set of lies
Blinds on the window and a pain behind the eyes

Il senso della brita

Ho idea che il filtro della caraffa dell’acqua sia da cambiare. O almeno, il fatto che l’acqua tutto d’un tratto sappia di grafite mi ha insospettito assai.

Trovo molto antipatico il fatto che il mio tenere traccia del tempo che passa su queste pagine virtuali sia d’intensità inversamente proporzionale agli accadimenti del mondo “fisico”. È una matematica crudele: più fai e più vorresti immortalare i momenti, le motivazioni, le intuizioni, le conversazioni; e invece il tempo passa e tu resti appeso al dilemma narrazione vs. azione.

Per un po’ ho coltivato l’illusione che il lifestreaming fosse una potenziale panacea, ma non so se vi siete mai adoperati nella ricostruzione di una giornata a partire solo da tweet e bookmark di delicious, io sì: possibile, doloroso.

L’acqua tutto d’un tratto sa di grafite, ma oggi ho bevuto una buona pinta di bitter in un pub a tema “scienziato pazzo”, prenotato un biglietto per l’italia (4/10), deciso di cosa parlerò al prossimo barcamp (barcamplondon5, “perché unobtrusive javascript”) e sì, ho preso appunti.

Siamo esseri discreti

Quello che segue proviene da un “draft” di qualche mese fa. Non ricordo a proposito di cosa lo scrissi, tuttavia rileggere queste poche righe oggi mi ha portato ad una riflessione, che ho aggiunto in calce.

Non so voi, ma a me piace pensare alla storia (personale, locale o globale) come ad una progressione lineare, o meglio una linea continua che, tra alti e bassi (in cosa decidetelo voi), porta da un momento ad un altro sull’asse del tempo. E se si considerano le cose da una distanza sufficiente, sicuramente è così.

Se si guarda da vicino però, la storia è difficilmente considerabile una progressione continua. Piuttosto, si articola in piccoli e grandi salti, costituiti dalle decisioni e conseguenti azioni (o mancanza di).

[...]

Siamo esseri discreti: viviamo impulsi di determinazione seguiti da intervalli di reazione.

Come palline in un flipper, per intenderci (nota per i pignoli in ascolto: intendiamo i colpi di paletta come determinazione, via).
A differenza delle biglie di ferro, tuttavia, il cui rapporto con l’ecosistema è costruito in modo da avere minimo attrito, massima inerzia, durabilità tendente all’infinito e percezione nulla, noi esseri umani siamo dotati di sensi, arti, memoria ed un tempo (finito). Tutto sta ad imparare ad usarli.

La ricompensa è vivere la differenza tra la biglia di cui sopra ed un veliero in mare.