Monthly Archive for February, 2008

Grattando il fondo della Mailbox

Stamattina accompagnavo Feba in stazione e pensavo che ci sarebbe stato un post sul Barcamp di sabato, sulle sensazioni, gli abbracci, le slide “gemelle” di Kurai e le innumerevoli presentazioni tristemente mancate. Tornato di fronte al macbook e messo piede (virtuale) in internet dopo “ben” 3 giorni offline, la casella della posta dell’ufficio, in deficit di attenzione, mi ha vomitato addosso 350 buste o giù di lì. Il post sul barcamp, come dire, lo rimandiamo a domani. Per il momento sono in Italia, la base provvisoria è operativa, e la mailbox è tornata sotto controllo. Avanti tutta.

Solo un paio di note a margine sul diario di bordo: 1) domenica, per caso, ho visto la demo di ciò che potrebbe essere una delle trovate più rivoluzionarie dei prossimi anni… poi oggi l’aggregatore mi ha segnalato questo, potrebbe interessare a Leeander.
2) Sempre domenica, nel corso di una partita a golf wii-mote powered, raccontavo a Foll e Simbul il concetto del social new reader, e di come si dovesse basare su filtri per potenziare le raccomandazioni… oggi su readwriteweb ho trovato questo articolo. Come si diceva poc’anzi… avanti tutta!

altro giro, altro barcamp

Sopravvissuto all’ennesima settimana “intensa”, mi appresto a lasciare per qualche giorno l’ufficio presso il Tamigi.
Sabato sarò al TorinoBarcamp2008, la cui pagina wiki mi lascia un po’ perplesso per il consueto sbilanciamento tra spettatori e partecipanti, ma tant’è, sarà bello comunque.
Qui si trattava oggi con Kurai per eventualmente unire le forze e fare una chiaccherata sull’incontro tra game design e web design… l’idea è come sempre quella di dare il via ad una conversazione, quindi se ti interessa o pensi di avere qualcosa da dire sull’argomento tieni d’occhio il tabellone interventi.
Un altro discorso che mi piacerebbe affrontare è quello di identità digitale, fiducia, portabilità e reti sociali, ma boh non riesco a capire se è un tema sentito in Italia. Nel caso, ditemi voi.
Post Torino, per una settimana si lavorerà dall’Italia, e per il momento l’agenda è parzialmente vuota. GirlGeekDinner a parte, si intende… alla quale comunque pare sia impossibile partecipare :)

Emergere

per l’ultima settimana sono stato immerso.
Nell’inchiostro digitale. Free press, ma vi spiegherò più avanti.

Ora sono in riunione con Nicola Mattina, che è venuto a trovarci alle Torri. Voci familiari in the daily frame.

Incredibile come il vento cambi rapidamente, e le sensazioni con lui.

Segnali (sub)liminali e interfacce

Chattavo ieri sera con Folletto facendogli notare quanto mi piacesse il piccolo, criptico badge colorato in testa alla pagina.
Mi ha fatto notare che forse è un po’ “troppo” criptico, così ho pensato di dedicargli almeno un post ;)

È lì da un po’, e la maggior parte dei visitatori casuali di questo sito probabilmente l’ha semplicemente ignorato.
Per una certa categoria di visitatori, tuttavia, è un contrassegno evidente: si tratta infatti del badge di Dopplr, e ha la caratteristica di rappresentare la sequenza delle città “rilevanti” per il viaggiatore in questione (ogni città è associata ad un codice cromatico).
Sorvolerò al momento sul fatto di quanto mi piaccia l’idea che un logo possa essere al tempo stesso un brand e un oggetto “unico” e personale
Tornando al badge quindi, è in realtà un “segnale in codice”, mirato a chi, in quanto utente “sgamato” di dopplr e quindi (si presuppone) viaggiatore, potrebbe notare nel codice una coincidenza con uno dei suoi viaggi, indagare oltre, ponderare un incontro.

Dopplr utilizza estensivamente il codice cromatico per tutte le informazioni che appartengono al “contesto” di una città, comprese le icone degli utenti che vi si trovano al momento.
L’effetto, anche qui percepibile oltre una certa soglia di contatti, è quello di avere, a colpo d’occhio, una panoramica della distribuzione geografica dei propri contatti:

Contesto cromatico su Dopplr

È un po’ l’effetto che ero uso fare dalla pagina “contatti” di Flickr (dimmi cosa vedi, ti dirò dove sei), ma più ad alto livello e mirata specificamente alla posizione geografica.

Hmm, detto questo me ne torno a seguire il backchannel di LIFT08 (con un po’ di invidia per i presenti) e a cercare di chiudere una settimana infernale (ma tanto è la norma).

サようなら

Cine-serie

Dunque, accade che, udite udite, negli ultimi giorni mi sono sparato in rapida successione ben tre prime visioni.
Eccoci quindi ad un’altra puntata delle recensioni in pillole (o per fare i moderni, in tweet):
. Cloverfield: da vedere, al cinema. Raccomandazione: spegni il cervello e goditi ’sti 80′ di soggettiva ispirata. E per i maniaci dei gadget… spiacente ma sì, quella è la telecamera dei fantastici4.
. Sweeney Todd: è un fottuto musical! Non me l’aspettavo. A parte quello è ok, Londra assomiglia abbastanza a se stessa ma mi chiedo perché la carne tritata ed il sangue sembrino effetti di grafica 3D.
. The Diving Bell & the Butterfly: pesantino(++), ma bello. fotografia a tratti geniale, col giusto misto di scene surreali. Nota per i feticisti del genere: la quantità di infermiere gnocche nel film è impressionante.

Oh, volendo dare un’altra interpretazione al titolo: domenica si festeggia il capodanno cinese! L’appuntamento è in Trafalgar Square per la cerimonia ufficiale. Se è come negli anni passati sarà tutto in cinese, ragion per cui di solito gli occidentali gravitano più dalle parti di Leicester Square, dove ci sono schermi con stream audio opportunamente tradotto. Non mi stupirei se quest’anno ci fossero video live blogging dell’evento!
E comunque per chi fosse nei paraggi spiacente, io ho vinto un biglietto di andata e ritorno per York (storia lunga, magari domani vi spiego), quindi mi sa che vado ad esplorare il nord nel weekend.

MyMiniCity, simulatore “passivo” di città sul web

Oggi sono capitato per la prima volta su MyMinyCity.
A prima vista sono rimasto un po’ shockato dalla grafica tutt’altro che sobria e da quello che sembrava essere l’ennesimo “costruisci il tuo personale avatar / pet / whatever (in questo caso città)”.

Poi sono tornato indietro. Questo gioco contiene alcune notevoli finezze che mi hanno convinto a parlarvene.

Cos’è MyMiniCity
MyMiniCity è una simulazione di città, in stile SimCity.
Da SimCity eredita anche la visualizzazione in isometrica, e probabilmente qualcuno dei parametri (mai stato un gran giocatore di strategici ;) ).
Ma questa è solo l’apparenza; le caratteristiche fondamentali di myminicity sono quelle di essere: passivo, anonimo e collaborativo.

Un gioco passivo
azioni caffeinaL’unica azione essenziale per cominciare una partita in myminicity è quella di fondare una città.
Io ad esempio ho scelto Caffeina.
Da quel momento in poi il gioco procede in modo autonomo, non ci sono infatti “comandi” diretti da dare sul sito. L’unico input è costituito dal traffico web:

più accessi web = più risorse

finito.
All’inizio del gioco tutte le risorse sono volte ad aumentare la popolazione, ma successivamente, per mantenere “sana” la città, è necessario differenziare gli investimenti su specifici aspetti come industria, trasporti, sicurezza. A tale scopo vengono progressivamente “sbloccati” degli url che funzionano con lo stesso meccanismo visite/risorse.

Un gioco anonimo
L’altra caratteristica interessante di MyMiniCity è che le città non “appartengono” a nessuno. Non ci sono password, non c’è scritto da nessuna parte il nome del fondatore, nulla.
In questo assomigliano molto alle città vere: il fondatore può influenzare il battesimo della città, ma poi essa si svilupperà in maniera indipendente.
Esiste un “bollettino” tuttavia (anche esportabile in RSS tra l’altro) che serve a lasciare messaggi agli altri “abitanti” e che quindi concorre a creare una sorta di opinione pubblica, o di spirito dei tempi.

A proposito, sono andato a curiosare nella maggiore mini-città italiana e sono rimasto un poco disgustato, ma questa è un’altra storia…
sociologia spam

Un gioco collaborativo
Ogni visitatore può dare il suo contributo al massimo una volta al giorno. Ciò significa che per far crescere rigogliosamente una città è necessario l’impegno costante di una comunità sempre crescente di persone. In alternativa, certo si può sfruttare l’approccio spem-driven di cui sopra, ma soprassiederei…

Considerazioni e un invito
Ci sono alcune cose che mi piacciono e altre meno in questo gioco.
In generale, i giochi passivi mi interessano molto:
PMOG, ad esempio, è un gioco costruito sul “tracciato delle nostre peregrinazioni sul web”: in pratica (grazie ad un’estensione per firefox) trasforma il web in una specie di enorme labirinto / MMO dove i giocatori possono darsi battaglia, scovare tesori, attaccare siti web, ecc.
Un altro esempio è hackfight, il “picchiaduro passivo” cui abbiamo dato vita durante l’hackday.
Il fatto è che sia hackfight che pmog sono in realtà scuse per aiutare i giocatori a migliorare la loro interazione con il web, stabiliscono una metrica qualitativa. MyMiniCity al contrario si focalizza sulla pura stima quantitativa (leggi lo spam viene premiato).

Anche il fatto che il gioco sia totalmente anonimo mi diverte, ma d’altro canto temo che non si stabilisca un sufficiente senso d’appartenenza per far tornare visitatori curiosi a meno che: 1) siano effettivamente curiosi di seguire gli sviluppi della metropoli o 2) siano spammer (vedi sopra) a caccia di link reciproci.

Oh poi ci sono le curiosità: la terza città italiana per risorse è Asti. Ora, non so se avete presente com’è Asti, quella vera… su myminicity appare così:
asti myminicity
niente, mi faceva sorridere, ecco.

Per finire, vi faccio una proposta: vogliamo vedere come prosegue il gioco? Caffeina è lì, appartiene a tutti, è una città sveglia e decidete voi dove mettere le risorse, niente ribaltoni né senatori morti sputati. Personalmente sono solo curioso di vedere come crescono le casette :)

Una perplessità su Instapaper

Aggiornamento: Instapaper ha aggiunto i feed :) questo fa cadere una delle critiche di questo post. E significa anche che sto provando ad usarlo attivamente… vi farò sapere (se è il caso).

a Kurai piace e a Totanus no. Dadda usa una soluzione diversa causa implementazione scadente.

Io dico, squisitezze tecnologiche a parte, partiamo dal principio: cosa mi offre Instapaper?

Proposizione Instapaper

Il testo introduttivo al servizio ci spiega che:

1. Tu trovi qualcosa (sul web) che ti piace e vuoi leggere, ma non ne hai il tempo. Lo salvi. uhm, ok, ci sta

2. Quando hai tempo di leggere, torni qui e recuperi ciò che avevi salvato.

No, aspetta… come sarebbe a dire “quando hai tempo di leggerlo”? Siamo seri, non avverrà mai. No, davvero: in una giornata tipo io (e penso molti altri) ho una o due “finestre” di tempo in cui tento di sfoltire le news; ora, quando finisco di spazzolarmele ho sempre almeno una dozzina di tab aperti su “approfondimenti”. Alzi la mano per chi non è così. Bene.
Ma siamo sinceri, quanti di questi poi leggo veramente? Se sono fortunato che safari non crasha (e non ho libri cartacei per le mani) forse uno, la sera, sul treno verso casa (che poi ci si riconnete all’idrante e si ricomincia coi feed).

Secondo me il limite di instapaper sta tutto in quella frase. Che un conto sono tumblr e delicious, che usi allo scopo di condividere o per “catalogare” ciò che hai letto, ma qui non si sta creando altro che una scorciatoia per il dimenticatoio.

Che poi a ben pensarci una sua funzione la potrebbe avere, in effetti… perché (attenzione, si sta per mostrare il fianco) se poi il giorno dopo io quegli oggetti che ho salvato me li ritrovassi nel news reader probabilmente un’occhiata in più gliela darei: per lo meno sarebbero sempre nel radar… MA NON POSSO, perché (e questa sarà l’unica nota sull’implementazione) Instapaper non mi fornisce neanche uno straccio di feed!

E questa è la morale: siamo nel 2008 e io devo ancora ritrovarmi ad avere a che fare con servizi che da un lato si propongono come innovativi/2.0/blablabla e che poi non mi permettono di fruire dei miei stessi dati liberamente :-/

Per chi poi fosse interessato al problema della portabilità dei dati sul web, questo è un video (in inglese) introduttivo (poi magari lasciate un messaggio, che ne parliamo ;) )


DataPortability – Connect, Control, Share, Remix from Smashcut Media on Vimeo.