Di mappe mentali e altri malefici

Ci fu un tempo in cui usavo spesso le mappe mentali. È che ho sempre avuto un po’ il pallino di rappresentare la conoscenza, per cui sono sempre stato affascinato da grafi, mappe, diagrammi.
Datemi un atlante geopolitico e mi trasformo in un felice autistico per giorni, tanto per intenderci.

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Le mappe mentali, dicevamo. Dopo un’infatuazione durata qualche anno, ho cominciato a trovarle un po’ limitate o, meglio, a trovare limitante l’uso indiscriminato che se ne fa spesso.
Indiscriminato e poco attento, aggiungerei, specie quando viene usato per comunicare idee oltre che per raccoglierle ad utilizzo privato: il mezzo con il quale siamo abituati a comunicare, la voce, così come la scrittura, si sviluppa in una dimensione lineare (il tempo) e riuscire a strutturare e raggruppare opportunamente le informazioni visualmente su una superficie (o in uno spazio, come è possibile ad esempio grazie a questo esperimento - in Second Life - di Malachi) è tutt’altro che banale: un rischio è, ad esempio, quello di sottintendere relazioni in base alla propria prospettiva e intimo rapporto con lo spazio, piuttosto che da un punto di vista oggettivo e condivisibile.
Un buon punto di vista per come gestire lo spazio e strutturare la narrazione visuale è (sempre a mio umile giudizio) questo libro di Scott Mccloud (anche in italiano, ad esempio su ibs).

Tutto questo per dire che mi sono imbattuto poco fa in MindMeister, l’ennesimo servizio 2.0 che, in questo caso, ci offre la possibilità di creare online mappe mentali e, all’occorrenza, esportarle e condividerle (interessante l’opzione di base di interfacciarsi con skype per discutere in diretta le mappe). Da poco disponibile anche la modalità “offline” (a-la google reader e rememberthemilk). Mi sa che per un po’ lo provo, male che vada finisce come floorplanner tra gli strumenti verticali da “usare quando serve”.

…questo web 2.0 sembra sempre più il garage del perfetto hobbista fai-da-te digitale, non trovi?

1 Reazioni to “Di mappe mentali e altri malefici”


  • …e lo è. Come diceva qualcuno, il web 2.0 è per le persone, e le applicazioni sono spesso create per permettere alle persone di condividere e accrescere l’intelligenza collettiva. Amo il 2.0.

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