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Tempo scaduto. Fine della parentesi italiana, domattina si riparte…

Nei giorni passati ho incontrato alcuni amici (sempre troppo pochi), rivisto molti luoghi cari, partecipato a diverse conversazioni, ed in generale tirato un po’ il fiato. Qualcuno direbbe “rigenerato”, ma ho smesso di farmi certe illusioni ;)

Il percorso è stato tuttavia in qualche modo catartico: le persone, i luoghi, le azioni, mi hanno fatto vivere per una settimana in costante bilico tra le memorie di due anni fa ed il qui e ora, con quell’attenzione ai dettagli che è tipica del viaggiatore, più che del residente (che può concentrarsi invece su profondità e densità, ma questa è un’altra storia).

Compagni di sempre, vecchi (si fa per dire) pionieri, vicini di casa, nuovi incontri, geek (in senso buono), geek (in senso singolare), appuntamenti periodici, universi paralleli.

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Con tutti ho condiviso momenti speciali e a tutti ho rubato qualche piccolo (o grande) segreto. Non me ne vogliano (troppo).
Di tutti i luoghi poi conservo qualche ombra, forma o quel particolare aroma…
Sì direi che è tutto pronto: aspetto che il panico del bianconiglio mi assalga domattina, preludio all’immancabile corsa verso l’aeroporto e poi checkin, sicurezza (mi raccomando i liquidi max 100ml in busta trasparente), ignorare duty free, gate, imbarco, rollio, sonno, decollo, zzz….

Proiettato in questo intimo paese delle meraviglie, vorrei poter dire di non esser più l’appassionata ma radicale figura della regina di cuori, di aver acquistato un po’ della determinazione, temperanza e della capacità di sacrificio del Re… ma immagino che per quello ci sia ancora da lavorare parecchio. Nessuno è perfetto: io i nodi gordiani ancora li squadro con insolenza. Prima o poi forse imparerò a delegare alle leggi della chimica e della meccanica classica i dettagli geometrici dell’enigma: un sano colpo di spada, zac. Pulito, economico, inequivocabile.

Una cosa però l’ho imparata, anzi due: che la vita procede per cerchi concentrici, e che queste rotte possono assecondare diverse interpretazioni estetiche.
La mia è affine al WabiSabi (non mi stupisce che Folletto abbia appena pubblicato un post sull’argomento, il termine è ritornato in una conversazione pochi giorni fa ;) ) che si può definire come la bellezza dell’imperfezione, dell’impermanenza, dell’incompletezza. È la bellezza delle cose “modeste” e discrete. È la bellezza del non convenzionale… io aggiungerei è la bellezza delle beta, del lato “buono” del 2.0, è la bellezza portante dei wiki e dei blog… o, meglio, dei blog abitati.

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Ecco perché il cuore di Giocolando ha ricominciato a battere.