Monthly Archive for November, 2007

Beppe Banzai

Interessante uso del media.

Polvere di stelle

200px-stardust_promo_poster.jpgVisto Stardust ieri sera.
La mano di Gaiman si vede (e, come dice il critico, potrebbe non essere un bene), alcune trovate sono molto simpatiche e in generale ne sarebbe potuto uscire qualcosa di molto interessante, se non fosse dovuto essere un film per le famiglie…

Lambada, a.k.a. il colpo di coda (lunga)

Ok, per intenderci, la giornata è cominciata con questo (per info vedi qui):

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Ora, ogni essere sano di mente, viste le premesse, dichiarerebbe che non è il giorno adatto per tornare in ufficio dopo due settimane di ferie e, girando i tacchi con nonchalance si approssimerebbe alla porta… Continue reading ‘Lambada, a.k.a. il colpo di coda (lunga)’

Di mappe mentali e altri malefici

Ci fu un tempo in cui usavo spesso le mappe mentali. È che ho sempre avuto un po’ il pallino di rappresentare la conoscenza, per cui sono sempre stato affascinato da grafi, mappe, diagrammi.
Datemi un atlante geopolitico e mi trasformo in un felice autistico per giorni, tanto per intenderci.

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Le mappe mentali, dicevamo. Continue reading ‘Di mappe mentali e altri malefici’

Wabi Sabi, Scala Reale e Nodi Gordiani

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Tempo scaduto. Fine della parentesi italiana, domattina si riparte…
Continue reading ‘Wabi Sabi, Scala Reale e Nodi Gordiani’

Eve su mac

Oh no… va a finire che lo reinstallo

eve online on mac

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L’altra faccia della medaglia

Cory Ondreyka parla del “collasso della geografia” questo bel paper di cui vi consiglio la lettura.
Cory analizza qui tutte le principali tematiche relative all’interazione sociale, dalla “tangibilità” delle reti sociali distribuite, alla collaborazione “non-geografica”, all’evoluzione di concetti come outsourcing, nazione e cittadinanza. La sua tesi è che i mondi virtuali (ad oggi ancora in fase di “early adoption”) saranno l’elemento scatenante di questo fenomeno, partendo dal presupposto che, date le attuali tecnologie consolidate:

However, humanity has not profoundly changed. People still migrate to cities. Whole nations emigrate in search of work. While communication costs have dropped dramatically, the affordances of the telephone and Internet are sufficiently limited that innovation still generally happens in concentrated geographic areas.

Esiste tuttavia un fattore empatico a mio giudizio ancora difficile da rimpiazzare. È quello di cui discuto da sempre ed al quale fatico ancora a dare una risposta, nonostante la tentazione di credere in una prossima panacea tecnologica sia forte.
È ciò che mi spinge, ogni volta che torno in Italia, a non perdere occasione per incontrare quelle voci che quotidianamente vivono sintetizzate da pixel su uno schermo.
In questo scenario, i mondi virtuali effettivamente aggiungono una dimensione importante: la cosa che più mi colpì quando approcciai le isole sintetiche di Second Life, fu proprio la sensazione inedita di comunicare attraverso un media molto diverso dai vari IM, mail, IRC a persino audio/video chat: la simulazione immersiva, “calda” (in senso mcLuhanesco) coinvolge e stimola “corde” emotive/cognitive fino ad allora vergini.
Tuttavia, trovo l’illusione ancora troppo grossolana per abbandonarmi ad essa: ad ogni passo, ad ogni “click” il mio cervello individua il limite artificiale dello schermo, desiderando quindi di trascenderlo alla ricerca di un contatto (canale) migliore: la sospensione dell’incredulità ancora non funziona e io accuso l’offesa di quel diaframma, l’abbandono, l’incompletezza del rapporto.
Una possibilità è che sia semplicemente una questione generazionale, che i miei figli non percepiranno questo distacco, questa appartenenza rovesciata, ma io ancora qualche dubbio lo nutro.
O forse è una caratteristica peculiare di questa generazione di passaggio, del vivere a metà negli aeroporti e a metà in cantieri di mondi virtuali. Chi venne prima non ebbe i mezzi per farlo con tale naturalezza e semplicità, chi verrà poi dovrà scontrarsi con la sostenibilità di questo comportamento.

A noi resta la cittadinanza dei non-luoghi.

Thump, ta-thump

Vi spiego meglio domani.