Monthly Archive for October, 2005

Bru – The Circus

E’ che c’avrei voglia di sgranchirmi un po’ le ossa… così domani il circo Bru parte per Firenze e domenica si sposta a Lucca per LuccaComics. Il prossimo weekend invece siamo a Londra, più in là proprio non riesco a vedere. Il tema è festeggiamo. Se qualcuno vuole unirsi alla carovana o partecipare allo spettacolo, si faccia avanti!

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L’aurea sonata

Sì insomma oggi sono andato lì, anzi ululì, anzi all’UPO e c’era questa cosa, no? Questa cosa che ti mettono lì in piedi con dietro un telone bianco e delle lucine che ci disegnano le figure e davanti quattro o cinque professoroni tutti impettiti e doppiopettuti (quasi tutti, che il maglione a qualcuno piace ancora per fortuna) e ti dicono dica, dica pure e tu ci pensi un po’ su e gli racconti una storia.
Ma mica che poi può essere una storia qualunque: innanzitutto deve avere un capo e una coda. Cominciano tutte con sberle di frasi in qualche oscuro linguaggio tecnocratico e finiscono con “ho imparato molto e grazie”.
Io ci penso un po’ su, che mica può essere una storia qualunque (deve avere un capo e una coda, no?) e guardo il capo, perché il capo è sempre il capo, e la coda, che era lunga, ma luuuunga, che quasi conveniva tagliarla perché sennò finiva per pesare più del capo, e quello no, non lo si può tagliare. Perché è il capo, appunto.
Dicevamo? Ah, sì, che mentre facevo ‘sti pensieri ho capito perché tutti cominciano con le sberle tecnologiche, che è un po’ come farsi una bella pista prima di fare il salto nel buio e hmmm-mmmm, riparti di slancio! E va-va-vuma eccomi qui, niente sberle tecnologiche ma due neologismi en passant.
E poi le arance, arance dappertutto, che mi piacciono un casino, le arance, e la vitamina C fa bene alla salute. E poi era un piccolo tributo, ma questa è un’altra storia.
Due neologismi, tante arance, e il grazie in fondo. Quello l’ho messo anche io.
I disegnini sulla parete li ho collezionati, sono qui.
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L’alba di un nuovo giorno

Al tramonto di questo, ovviamente.
L’Elaborato ha fatto il suo tempo, le sgié son fé, rien va plu, è finita la comedia, il dado è tratto, veni vidi vici, ma in fondo tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.

E ora viene il tempo di raccogliere le carte, archiviare, cestinare, ramazzare un po’ per terra, cambiare aria, voltare pagina e pensare a come riempirla.

E così anche Giocolando abbandona i panorami tetri del cantiere imperiale; si torna alla luce (per la gioia dei più) e lo si fa ricominciando da K2.

Geek Warning: Questa volta le modifiche saranno alla luce del sole, un po’ per volta e (stavolta ci provo davvero) commentate e documentate, per chi volesse replicarle. Giocolando rinuncia alle “release” ed abbraccia la perpetual beta.

Ritardo fotografico

Per chi si fosse chiesto perché non sto postando foto su flickr… temo di aver perso il cavetto usb!

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Sincronizziamo gli orologi

Mi fanno notare dalla regia che mercoledì è dopodomani, e mercoledì avrò la discussione per la famigerata laurea, e io ovviamente sono ancora qui che impagino e sistemo l’Elaborato aka il Fabbricone aka la Morte Nera (da cui il layout del blog in questo periodo).

Per la cronaca, mi mancano 5 pagine (ancora in versione post-it qui sulla scrivania fisica) e le 6 slide che userò per tentare di annoiare a morte la commissione in 15 minuti. Un record, ma ce la posso fare, lo so.

Nell’indecisione, stasera vado a vedermi Sakamoto.
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One mood one picture

L’ego surfing…

…ogni tanto riserva delle sorprese inaspettate :)

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Cosa farò da grande?

Perché non il pastore di pecore elettriche?

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Della nebbia secondo estratto

Estratto pensa che la nebbia in fin dei conto aiuti la fantasia.
Che dietro quel manto opaco si possano nascondere mille forme e ognuno è libero di immaginarsele come meglio crede.
Estratto pensa anche che la nebbia sia un allenatore piuttosto esigente, che se non ti dai da fare ti spezza le reni ma ti può premiare con una gran fiducia. Cammini e guidi e dialoghi e cucini anche in mezzo a quella perenne foschia e sai che le cose, anche se non le vedi, sono lì, e non è che son svanite solo perché non le vedi più.
Estratto pensa che la nebbia è una gran furbona.

Della nebbia

Sabato mattina, passeggiando alla volta dell’università per il suddetto (o, meglio, giuddetto) torneo di Capture The Flag, ho incontrato una vecchia conoscenza, fida compagna della mia passata quotidianità alessandrina: la nebbia.
Era leggera, al mattino, poco più che foschia, mica quella che devi tagliare col coltello e spalare con il badile (quella si è fatta vedere la sera, sulla strada di ritorno dal simpatico locale simpaticamente nominato Mephisto, locato nel simpaticissimo e moderatamente imbriccato borgo noto come Lu Monferrato).
Ad ogni modo, la nebbia.

Siccome ero in animo piuttosto positivo, mi sono chiesto cos’ha da insegnare la nebbia, al di là dei soliti luoghi comuni tipo che gli indigeni ne assumono la caratteristica grigitudine (lungi da me l’idea di confutare sì radicate convinzioni!).

…ma la condivisione del frutto di queste elucubrazioni lo rimando alla prossima puntata, accidenti, riunione in vista.

c’ya