Sifossifoco pubblica questo decalogo per chi scrive un blog.
Bello, ragionato, equilibrato. Non pare manco lui :P
Mi ha fatto pensare ad un altro decalogo “celebre”, quello di Mark Bernstein (un ragazzo che di ipertesti ne sa qualcosa): ten tips for writing the living web, che puoi trovare tradotto in italiano su mestierediscrivere.com.
In linea di massima i due seguono linee simili, il primo più concentrato sull’atto di scrivere, il secondo più sull’aspetto di conversazione. L’unica divergenza apparente è infatti sullo stile da tenere: dove SFF suggerisce di
Le parole che usi scrivendo e gli argomenti, sono un comportamento. Quanto più la forma è corretta e il contenuto è nuovo e interessante, tanto più migliori il tuo mondo e quello di chi ti sta attorno o viceversa. Che tu lo capisca o no, comunque sei responsabile di ogni tua azione: sforzati di essere quello che vuoi, non quello che sei.
Bernstein sostiene:
Non preoccupatevi troppo della correttezza formale e grammaticale. Preoccupatevi piuttosto di trovare la vostra voce e di usarla.
Molti lettori non vedranno, o comunque scuseranno, dei piccoli errori di ortografia e di grammatica.
Lasciate sullo scaffale dizionari e guide di stile, a meno che non siate vecchi amici. Scrivete in maniera chiara, semplice e veloce, perché se dovete scrivere spesso non potete essere esitanti, né cavillare troppo.
In realtà penso ci sia una leggera differenza nel “mercato” di riferimento per i due discorsi, e forse è anche una questione di differenze culturali tra pubblico italiano e d’oltralpe. Da una parte si privilegia una discussione d’impronta più colta/raffinata, dall’altra una discussione più veloce (avevo pensato ad altri aggettivi, come schietta e aperta, ma no, queste sono caratteristiche anche del dialogo nostrano).
Un treno in partenza mi impedisce di approfondire ulteriormente l’argomento ora, farò ammenda presto.
In particolare, vorrei tornare su questo punto, a cui non avevo mai prestato particolare attenzione, ma vedo ora come fondamentale:
Ogni blog, anche il più modesto, ha due valori nuovi e potenti rispetto ai media così come li conosciamo: è libero da padroni e non è al servizio della pubblicità. Che abbia cinque lettori o cinquemila è comunque questa la sua forza, la sua credibilità e la sua ragion d’essere.
Se ci pensi, anche nel caso di blog “pagati” da GoogleAds, ora è la pubblicità che si piega al contenuto, e non vice vera. Questo è interessante.